Episodio Finale: 40, 35 e... 21
   I Will Survive!


Settembre 2014, comincia il conto alla rovescia finale:

  • 15 giorni alla Pavia Half Marathon: primo "lungo" da 17 km (bene);
  • 7 giorni alla gara: secondo "lungo" da 17 km (benino);
  • meno 5... 3... 2 giorni alla gara: ultime corse leggere (benone);
E finalmente... è arrivarto il giorno della mia prima MEZZA MARATONA!...

Dopo aver partecipato solo a gare amatoriali, l'impressione alla partenza è enorme: non è tanto il numero dei partecipanti a colpirmi (mi aspettavo un migliaio di persone e probabilmente erano anche di più), quanto quello degli spettatori.
Vedere questo muro di persone lungo tutti e 21 i chilometri del percorso (lo sviluppo del tracciato tutto nel centro storico della città aiuta...) e un fiume di corridori davanti e dietro che ti accompagna per tutto il tempo non ha prezzo e "scatena" la tua vena competitiva.
(Nota bene: da bambino diabetico mi preme sottolineare che correre in modo competitivo è molto diverso rispetto agli allenamenti; l'adrenalina, oltre a farti andare più forte, tende inizialmente ad alzarti la glicemia e successivamente a nascondere i sintomi delle ipo: mi raccomando di distribuire l'alimentazione lungo tutta la gara e seguire con scrupolo la pianificazione!)

Pur essendo la prima volta in vita mia che correvo per più di 20 chilometri consecutivi (anzi, per più di 20 chilometri in un giorno!), la cosa che ricordo maggiormente non è la fatica, che pure c'è stata fatto, ma l'esaltazione finale: una solo pensiero..

I Will Survive!
Ce l'Ho Fatta!

Con le pinne, il fucile e gli occhiali


E sì, oggi, alla verde età di 41 anni, comincio il corso di nuoto per adulti; livello: PRINCIPIANTI...

Questa volta, per evitare l'inizio fantozziano avuto con il running (vedi qui) ho provveduto a comprare tutto lo scibile acquatico e mi sono presentato pronto per qualsiasi attività balneare sia mai stata inventata.
Ovvimente, la stragrande maggioranza delle cose si sono rivelate inutili...

  • 2 Costumi da Bagno (per 40 minuti di lezione, ne avanza uno...);
  • 2 Teli da Bagno (per far che? prendere il sole alle 19 in una piscina coperta?!?!);
  • Crema Solare + Latte Doposole + Spalmatore per schiena (idem come sopra);
  • Ricambio completo (e perchè, poi? mi sono forse presentato in piscina nudo?)
  • Tappo per il naso (che ti fanno subito togliere perchè nel corso di nuoto la prima cosa da imparare è la respirazione...)

Bene, ho svuotato tutto e ho ricominciato da capo: costume, ciabatte, occhialini, bagnoschiuma e accappatoio.
Sono così passato da un borsone ad uno zainetto...

Fra le note positive, possiamo mettere il fatto che, pur non avendo nessuna preparazione specifica, la corsa prepara abbondantemente sia il fiato che le gambe al nuoto.

Spero, tuttavia, di far progressi nello stile che oggi come oggi è un po' "a mattone", ovvero ho già dimostrato, in una sola lezione di nuoto, di avere grande predisposizione nell'affondare...

Come un leone in gabbia


Come si sta' se non vuoi correre e non puoi?
Si sta' come un leone in gabbia.

Alla terza settimana di astinenza da corsa, oltre all'arrabbiatura, subentrano i primi "cedimenti" del metabolismo...

In particolare, è il metabolismo basale a risentire dell'assenza di un'attività aerobica significativa e ripetuta.

Per i primi dieci giorni ho potuto mantenere i livelli del basale sui medesimi parametri precedenti, fatta salva qualche modesta rinuncia alimentare.
Dopo invece ho dovuto modificare le impostazioni del microinfusore, verificando un progressivo aumento del fabbisogno insulinico giornaliero, quantificabile in un 10% circa.

Curiosamente, l'aumento si è ripercosso in maniera proporzionale su bolo e basale (mentre avrei supposto che potesse essere tutto a carico di quest'ultimo) e si è concentrato nelle ore notturne.

A partire dalla prossima settimana introdurrò il nuoto nella mia routine e vedremo quali ripercussioni potrò avere sul metabolismo glicemico.

Come potrebbe andare peggio?


Una quindicina di giorni fa' (vedi questo post) spiegavo che l'infortunio è sempre dietro l'angolo.
Come l'Igor di Marty Feldman, sono stato "buon" profeta: oggi l'ortopedico mi ha fermato "fino a data da destinarsi" per un dolore all'anca.

Si pone ora un problema che prima o dopo può capitare a tutti: come si allena un corridore... che non può correre?!?!

Beh, dipende sempre da infortunio a infortunio ma un discorso generale si può sempre fare: vanno tenuti sotto controllo il peso e il fiato.

Per il peso, quale che sia il problema, si può sempre ricorrere alla soluzione più drastica ma sicuramente universale: mettersi a dieta (con criterio, ovviamente).
Il nostro organismo bilancia le energie che consumiamo con il cibo che mangiamo; se smettiamo di corerre per un periodo significativo il nostro fabbisogno medio di carboidrati si riduce e dovremmo, in proporzione, diminuire a nostra volta la quantita di zuccheri che mangiamo.
Per chi, come me, è affetto da diabete questo meccanismo è noto e "controllato" ed è quindi più facile sapersi regolare, tuttavia il principio di massima è buono per tutti. Non pensate, tuttavia, che sia un lavoro noioso o inutile: se da un lato vi tocca correre da soli, dall'altro sarete accolti come un messia dai volontari che, in attesa da ore, magari sotto la pioggia o sotto il sole cocente, non vedono l'ora che li "liberiate"!

Il fiato (o cardio) invece deve essere mantenuto allenato:

  • se possibile;
  • compatibilmente con l'infortunio subito;
E' infatti improbabile ipotizzare un qualsiasi tipo di allenamento aerobico con una costola incrinata (troppo dolore), così com'è inutile pensare alla bicicletta se (ahimè) ti fa male l'anca.
Nel mio caso, opterò per il nuoto, nella speranza di tornare alla corsa nel più breve tempo possibile.
Nel frattempo, cercherò di vedere questo periodo come.. il primo passo verso il Triathlon!

Un uomo solo... in retroguardia


"Un uomo solo al comando": è questa l'idea romantica dell'eroe sportivo che tutti noi sognamo di essere quando ci accingiamo a partecipare ad una gara.

Sconosciuta ai più, esiste invece un'altra figura ugualmente "eroica" che fa della solitudine e dell'abnegazione la propria missione in corsa: la "Scopa".

Per chi non lo sapesse la Scopa è il corridore che parte per ultimo e ha l'incarico di "chiudere la gara": percorre tutto il percorso (il più delle volte da solo); libera i volontari che gestiscono il traffico durante la gara; chiude i rifornimenti man mano che li raggiunge.
Inoltre, è compito della scopa accompagnare al traguardo i ritardatari o i malcapitati che sono costretti per qualunque ragione ad interrompere la corsa.

Non pensate, tuttavia, che sia un lavoro noioso o inutile: se da un lato vi tocca correre da soli, dall'altro sarete accolti come un messia dai volontari che, in attesa da ore, magari sotto la pioggia o sotto il sole cocente, non vedono l'ora che li "liberiate"!

Inoltre, non sapete mai chi o cosa potreste incontrare.
Proprio ieri mi è capitato di fare la scopa nella nostra Caminada in Cumpagnia (a proprosito, leggete lo speciale !) e, arrivato al 18 km, incontrare un arzillo vecchietto, partito ben un'ora e mezza prima di me, che stava serenamente terminando la sua mezza maratona tutta condotta al passo.

Accompagnandolo pian piano negli ultimi km del percorso ho riscoperto, al di là di allenamenti, chilometraggi, ritmi di corsa, performance in gara (insomma tutte quelle cose che scandiscono la vita di noi runner), il motivo fondamentale per cui ho scelto di correre: il piacere di vedere il mondo che mi circonda da un punto di vista diverso, più sereno e più tranquillo, che mi da' modo di apprezzare le cose e soprattuto i luoghi che mi circondano.

Episodio V: 40, 35 e... 21!


Arrivata la primavera e orami superata la fase di adattamento alla corsa, è il momento di fare sul serio: ripetute, allunghi, corse in salita, tabelle di allenamento settimanali, ecc...

E con i primi allenamenti seri, ahimè, arrivano anche i primi guai...

Mi si formano le vesciche ad un dito del piede; quindi un dolorino prima ad un ginocchio, poi all'altro... insomma mi ritrovo a tornare dal fisiatra.
Già, tornare, perchè c'ero già stato pochi anni prima (ricordate? ve l'avevo che sono pieno di acciacchi!) per una periartrite alla spalla: il dottore diceva che era un problema congenito della scapola; io ero convinto che fosse il mio lavoro (6 ore al PC tutti i giorni); i miei amici pensavano che dovevo trovarmi una ragazza...
Fatto stà che sei mesi di fisioterapia mi avevano rimesso in sesto.

Ora il discorso era (ed è tuttora) un po' diverso.
Non si tratta pù di correggere un difetto ben definito che provoca dolore; si tratta di trovare un compromesso fra il proprio corpo (che, nel mio caso, non ha più vent'anni) e quello che pretendo di fargli fare.
Bisogna compiere delle scelte: un allenamento intenso richiede al tuo fisico un impegno altrettanto intenso, ragione per la quale è indispensabile porsi degli obiettivi precisi ed adattarsi a quello che questi obiettivi comportano.
Quello che mi ero posto allora era di correre per 21 km di seguito: se avessi continuato a correre sopra il dolore avrei dovuto, prima o dopo, fermarmi per curare le ginocchia e quindi ricominciare tutto da capo.

Scelsi allora di puntare sulla qualità a scapito della quantità; tre sole uscite a settimana, una sola sopra i 10 km, una sola (e non la stessa) ad un ritmo più elevato.
Con questo programma sarei arrivato alla mezza maratona senza aver mai fatto prima nessun lungo, ma una scewlta così conservativa era l'unica che mi assicurava di arrivare "intero" alla meta.
Ed in effeti è andata proprio così, ma ne parliamo la prossima volta.

Episodio IV: 40, 35 e... 21!


Come detto nelle puntate precedenti, con il passare dell'inverno ho cominciato ad affrontare seriamente la lunga strada verso la mezza maratona.
In quei tre mesi, correndo tre volte la settimana per mezz'ora (o poco più), sono riuscito a mettere nelle gambe 20/25 km alla settimana, a ritmi poco più che blandi.

Ho cominciato a vedere gli effetti della corsa non tanto sui tempi (ci vorrà la primavera per quello), quanto sul peso...

In effetti, perdere peso era uno dei principali stimoli che mi hanno spinto a correre e devo dire che i risultati sono stati ottimi; senza diminuire l'alimentazione (anzi, aumentandola leggermente) sono sceso di 4 kg in 2 mesi.
Lì, mi sono un po' arenato, nel senso che vi è stato un periodo di assestamento di un mesetto, quindi sono di nuovo calato, stavolta molto più lentamente.
Alla fine dell'estate (quindi dopo quasi un anno) avevo perso circa 7 kg ed è questo il peso che ho mantenuto, etto più etto meno, fino ad ora.

Tutto bene, allora? Beh, non proprio.
Paradossalmente, ho più "panza" adesso di quando cominciai a correre, e il motivo è presto detto: Lipodistrofia diabetica.

Nonostante la rotazione dei siti di iniezione, nonostante il passaggio (fatto ormai nel 2009) al microinfusore, quelle simpatiche "maniglie dell'amore" nella zona dell'ombelico non se ne vogliono proprio andare, per quanti km io corra e a qualsivoglia ritmo.
Anzi: proprio perchè il resto del girovita dimagrisce, la pancia si nota ancor di più...
;-(

Tuttavia, come ogni bravo diabetico, non ho ancora rinunciato alla battaglia contro la lipodistrofia: certo, la rotazione non serve a nulla (saranno dua anni che non uso quelle specifiche zone e nisba...) ma se riesco ad inventarmi qualcosa vi faccio sapere...

La nebbia agli irti colli piovigginando sale...


Correre d'inverno è difficile, soprattutto al mattino come di mia abitudine.
Anche in stagioni annate miti, in quei mesi la pianura padana non offre certo climi temperati e radiose giornate di sole.

Quello che pochi sanno, tuttavia, è che il nemico principale del podista non è il buio e nemmeno la pioggia: l'avversario più difficile da sconfiggere è la nebbia!
A tutto il resto, infatti, c'è rimendio...

Per chi vuole correre al freddo, si trovano in commercio tutti i vestiti tecnici che si possa desiderare (e immaginare): guanti, berretti, paraorecchie, scaldamuscoli, maglie termiche: mancano solo le scarpe chiodate per la neve e si potrebbero affrontare le nevi eterne.

Anche la pioggia non è un grande ostacolo: un berretto con visiera e una delle tante giacche impermeabili ed il gioco è fatto.

Per il buio poi non c'è che l'imbarazzo della scelta: torce da berretto, torcia pettorale, torcia a carica USB, torcia a pila, ecc....
Io personalmente preferisco la torcia da IronMan (quello dei fumetti); essendo fissata al petto, illumina sempre di fronte e non rischi di accecare il tuo compagnio di corsa mentri gli parli, come succede con la pila posta sulla fronte.
Inoltre, si carica via USB ed è estremamente leggera (chiedero un contributo alla Decathlon per la pubblicità occulta...)

La nebbia, invece è tutto un altro paio di maniche; anzitutto, se è fitta, non c'è pila che tenga: non si vede ad un passo.
Peggio ancora, le automobili non ti vedono se non quando ormai ti sono addosso.

Ultimo ma non ultimo, per chi come me corre con gli occhiali, è l'effetto appannamento.
Non viene in aiuto nemmeno il berretto, che protegge la lente con la pioggia ma è inutile con la nebbia.
Io ho trovato un'unica contromisura: avete presente quei guanti che servono per interagire con lo schermo degli smartphone? Ecco: sono eccezionali per asciugare le lenti.
Potete utilizzarli mentre correte proprio come se fossero dei piccoli tergicristalli: con la punta del dito passate delicatamente sulla lente ed il gioco è fatto!

Episodio III: 40, 35 e... 21!


Insomma, sull'abbigliamento ci ho lavorato un po' sopra, anche perchè ho preso la decisione di allenarmi seriamente proprio in vista dell'inverno, e se non volevo morire assiderato mi dovevo attrezzare.
Quindi, come tutti i runner neofiti, corro alla Decathlon e faccio incetta di tutti gli ammenicoli che (sembra) siano assolutamente indispensabili alla vita di un podista.

Il risultato è stato una tessera fedeltà e la trasformazione in Iron Man...

No, non quelli che fanno nuoto, ciclismo e maratona; proprio Iron Man quello dei fumetti! (come si vede dalla foto...)
Già, il ricorso alla luce frontale si è reso indispensabile perchè tanto d'estate quanto d'inverno corro al mattino presto (parto fra le 6.30 e le 7.00): la scelta può sembrare un po' curiosa, in realtà è legata al mio diabete.

Fin dai primi allenamenti "seri", mi sono reso conto che, qualunque fosse la glicemia di partenza, a cavallo della mezz'ora di corsa tendo ad avere ipoglicemie tanto rapide quanto gravi; curiosamente, questo effetto è meno accentuato al mattino a digiuno.
E' difficile dare una spiegazione certa di questo effetto, ma l'ipotesi che ho fatto, almeno nel mio caso, è la seguente: essendo in terapia con il micro, la mattina presto è l'unico momento della gioranta nel quale sono passate svariate ore dall'ultimo bolo e quindi agisce unicamente il basale.
A conferma di questa tesi ho notato che l'effetto si ripresenta se ho dovuto correggere con un bolo una iperglicemia notturna.

Quale che ne sia la ragione, questo fatto ha influenzato non solo il mio abbigliamento, ma anche e soprattuto i miei allenamenti e la loro preparazione...

Episodio II: 40, 35 e... 21!


Già, dovreste vederla, una gara amatoriale!

Potete trovare di tutto: donne, uomini, vecchi, giovani, bambini con i pattini, bambini con la bici, bambini col la moto elettrica (giuro! con tanto di pettorale di gara).

Ma la cosa più bella è guardare l'abbigliamento...

Si passa dal completo "ultimo grido della Decathlon" al più classico completino di fantozziana memoria:
  • scarpa da tennis con suola ormai lisa;
  • scaldamuscoli di quando 20 prima giocavi a pallone;
  • pantaloncini del calcetto;
  • maglia pubblicitaria presa nel pacco gara (normalmente di una misura troppo grande);
  • bandana comprata al mare l'estate precedente;
  • marsupio con le zollette di zucchero....

Come dite?
Perchè un marsupio con dello zucchero?
Beh, ecco.. a dire il vero... quello che ho descritto era il mio abbigliamento e le zollette mi servivano per le ipo...

No dai, non ridete: a mia discolpa posso dire che era la mia prima corsa e non ero molto preparato; comunque, dopo quella gara ho capito che se si vuole correre seriamente è indispensabile attrezzarsi nel modo giusto per poterlo fare.

Ma di questo ne parliamo la prossima volta!

Incipit: 40, 35 e... 21!


40 anni di età (o poco meno), 35 di diabete e... 21 kilometri di corsa!
Questo, in cifre, il mio 2014.

Chi sono?
Avete presente “The Big Bang Theory”, il telefilm che racconta la storia di quattro trentenne nerd e delle loro disavventure?
Bene, immaginate una specie di dott. Hofstadter: non alto, non bello, un po' in carne e con tutti gli acciacchi del mondo... ecco, quello sono io! Certo, mancano un dottorato, una carriera (quasi) di successo e (ahimè!) una fidanzata come Penny, ma siamo lì.

Per raccontare questa storia, tuttavia, dobbiamo tornare indietro di poco più di un anno...

Un sabato pomeriggio (era il primo di ottobre 2013), mentre vado in fumetteria (ricordate? Sono un nerd...) ho visto appesi i manifesti che pubblicizzavano la PAVIA HALF MARATHON, di lì a tre giorni.

Faccio un po' di conti: sono un paio di mesi che ho cominciato a correre in maniera abbastanza regolare, principalmente per perdere peso (ma anche per migliorare il compenso glicemico), e magari ce la faccio... la partecipazione è libera, pare che sia anche per famiglie, quindi....
Poi mi scappa l'occhio sul percorso, e inizialmente pensavo che un bambino avesse tracciato le linee rosse per scherzo, ma mi devo arrendere all'evidenza: il tracciato è proprio quello e io, tutta questa strada, proprio non la riesco a fare.

Ma una cosa la posso fare: prometto a me stesso che, l'anno successivo, questa gara la faccio!
Anche perché, a dire il vero, io una gara l'avevo appena fatta...